
Il Consorzio Mutue, sempre attento agli avvenimenti storici che hanno toccato il territorio Novarese, ha patrocinato la realizzazione del catalogo della mostra “Face de Villaggio” dedicata agli esuli dalmati del Villaggio Dalmazia
In occasione dei 70 anni dalla posa della prima pietra del quartiere novarese Villaggio Dalmazia, avvenuta il 3 ottobre 1954, si è tenuto un importante convegno presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale in concomitanza con la mostra “Face de Villaggio” realizzata dal fotografo Mario Finotti dedicata agli esuli dalmati
Si stima che i giuliani (istriani e fiumani) e dalmati italiani che furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni del confine nord orientale dell’Italia subito dopo il secondo dopoguerra, per sfuggire alle persecuzioni del regime di Tito, siano stati tra i 250.000 e i 350.000 mila. Tra questi 1.400 arrivarono a Novara e trovarono un rifugio sicuro per una decina di anni nei locali della caserma Perrone, ora attuale sede dell’Università del Piemonte Orientale.
Successivamente, nel 1954, ebbe inizio la costruzione del quartiere noto come Villaggio Dalmazia, meglio conosciuto come il Villaggio, destinato ad ospitare gli esuli dalmati e di cui si è celebrato quest’anno il settantesimo dalla posa della prima pietra.

“Riteniamo un dovere ricordare questi eventi e ribadire la forte solidarietà dei cittadini novaresi nei confronti di questi sfortunati, anche a distanza di tanti anni – ha commentato il presidente del Consorzio Mutue ing. Giuseppe Rosso -. Per questo, in sintonia con le scelte culturali che ispirano la nostra attività, abbiamo deciso di sostenere la pubblicazione del catalogo”.
La mostra fotografica Face de Villaggio ideata dal fotografo Mario Finotti svela gli aspetti identitari e più intimi di famiglie sopravvissute alle persecuzione e ai successivi massacri delle foibe.
La comunità giuliano-dalmata del Villaggio Dalmazia ha mantenuto sino ai giorni nostri le tradizioni, i modi di parlare e gli stili di vita originari, integrandosi perfettamente nella vita novarese.





